63 imprenditori italiani che hanno denunciato la mafia

  1. Vittime che hanno formalmente DENUNCIATO o rifiutato pubblicamente
    Questi cittadini hanno intrapreso una battaglia legale, amministrativa o mediatica esplicita contro l’oppressione criminale:
    1. Alberto Varone (1991) – Clan Esposito (Camorra): Manifestò aperta opposizione alla cosca e, prima di spirare, denunciò alla moglie i suoi assassini.
    2. Ambrogio Mauri (1997) – Locale di Desio e infiltrazioni della ‘Ndrangheta al Nord: Presentò esposti dettagliati in Procura contro il sistema mafioso di assegnazione degli appalti in Lombardia.
    3. Antonio Musolino (1999) – Cosca Cordì (‘Ndrangheta): Si ribellò ed espose esplicita denuncia contro le pressanti richieste di pizzo nella Locride.
    4. Domenico Noviello (2008) – Clan dei Casalesi (Fazione Schiavone/Bidognetti) (Camorra): Denunciò gli estorsori nel 2001 facendoli arrestare. Venne assassinato per vendetta sette anni dopo.
    5. Francesco Pepi (1989) – Clan Madonia (Cosa Nostra): Denunciò le richieste estorsive a Niscemi e collaborò attivamente con la magistratura.
    6. Gaetano Costa (1990) – Clan Madonia / Emmanuello (Cosa Nostra/Stidda): Commerciante di abbigliamento a Gela, sporse formali denunce contro le estorsioni dei clan locali.
    7. Gaetano Giordano (1992) – Fazione Stidda gelese: Fondatore del movimento antiracket a Gela, denunciò in questura i tentativi di estorsione mafiosa.
    8. Gaspare Stellino (1997) – Clan Melodia di Alcamo (Cosa Nostra): Denunciò gli esattori del pizzo e si tolse la vita per l’insostenibile pressione psicologica prima di deporre in tribunale.
    9. Gennaro Musella (1982) – Cosca Santaiti-Imerti (‘Ndrangheta): Denunciò alla magistratura le alterazioni mafiose nell’appalto pubblico per il porto di Bagnara Calabra.
    10. Giorgio Ambrosoli (1979) – Clan Gambino (New York) e clan italo-americani legati a Michele Sindona (Cosa Nostra): Liquidatore di Stato, denunciò penalmente e documentò i flussi di denaro sporco e riciclaggio mafioso internazionale.
    11. Giuseppe Napolitano (1991) – Clan di Giostra / Galli (Cosa Nostra messinese): Denunciò ripetutamente gli estorsori che avevano incendiato per cinque volte il suo negozio.
    12. Libero Grassi (1991) – Clan Madonia (Mandamento di Resuttana) (Cosa Nostra): Simbolo nazionale dell’antiracket, denunciò alle forze dell’ordine e pubblicò una lettera aperta sul giornale contro gli estorsori.
    13. Maurizio Medaglia (1991) – Clan Afeltra-Di Martino (Camorra): Commerciante di 22 anni, ucciso un anno dopo aver sporto una formale denuncia per tentata estorsione.
    14. Raffaele Granata (2008) – Clan dei Casalesi (Ala stragista di Giuseppe Setola) (Camorra): Titolare di un lido balneare, denunciò esplicitamente le richieste di pizzo del clan.
    15. Rocco Gatto (1977) – Cosca Ursini-Simonetta (‘Ndrangheta): Denunciò i clan calabresi ai carabinieri dopo l’incendio del suo mulino e rilasciò interviste televisive di aperta denuncia pubblica.
    16. Vincenzo Grasso (1989) – Cosca Cataldo di Locri (‘Ndrangheta): Rifiutò il pizzo sulla sua concessionaria e collaborò con le forze dell’ordine denunciando le minacce.
    17. Vincenzo Spinelli (1982) – Clan di Resuttana / Madonia (Cosa Nostra): Subì una rapina estorsiva; riconobbe i responsabili e li denunciò facendoli arrestare.
  2. Vittime che hanno opposto un RIFIUTO NETTO (Opposizione ambientale o etica)
    Questi cittadini hanno opposto un “no” perentorio alle richieste criminali e sono stati uccisi per la loro rigidità morale prima di poter formalizzare o concludere l’iter di una denuncia:
    1. Antonio Mazza (1993) – Clan dei Barcellonesi (Cosa Nostra barcellonese): Imprenditore televisivo che si oppose ai condizionamenti della criminalità locale.
    2. Benedetto Conti (2011) – Infiltrazioni di Cosa Nostra e della ‘Ndrangheta nei subappalti lombardi: Si oppose strenuamente al racket delle forniture forzate di calcestruzzo.
    3. Carmelo Iannì (1980) – Clan Spatola-Inzerillo-Gambino (Cosa Nostra): Consentì ad agenti sotto copertura di alloggiare nel suo hotel per arrestare trafficanti internazionali di eroina.
    4. Demetrio Quattrone (1991) – Cosca Labate (‘Ndrangheta): Ingegnere pubblico che si oppose a qualsiasi tentativo di corruzione e condizionamento nei cantieri edili reggini.
    5. Domenico Cannata (1972) – Cosca Avignone di Taurianova (‘Ndrangheta): Imprenditore del marmo che scelse di non piegarsi alle imposizioni commerciali e logistiche delle cosche della Piana.
    6. Domenico De Nardo (1990) – Cosca Mancuso di Limbadi (‘Ndrangheta): Rifiutò categoricamente l’imposizione di maestranze e ditte di subappalto mafiose nei suoi cantieri stradali.
    7. Donato Maria Boscia (1988) – Clan mafiosi di Corleone e della provincia di Palermo: Direttore dei lavori che si oppose all’utilizzo di cemento depotenziato fornito dalle ditte mafiose.
    8. Fortunato “Renato” Caponnetto (2015) – Clan Santangelo-Quagliata (articolazione della famiglia Santapaola) (Cosa Nostra): Rifiutò di cedere la proprietà e le quote della sua azienda al clan, subendo la lupara bianca.
    9. Fortunato Furore (1978) – Cosca Barbaro-Perre di Platì (‘Ndrangheta): Uno dei primi commercianti a cadere per aver detto un no definitivo alle pretese economiche della criminalità della Locride.
    10. Francesco Bruno (1994) – Clan Perna-Pranno di Cosenza (Confederazione cosche cosentine): Imprenditore che non accettò i condizionamenti e i taglieggiamenti della malavita calabrese.
    11. Francesco Coco (1993) – Clan Santapaola (Cosa Nostra catanese): Commerciante ortofrutticolo ucciso nel mercato generale per essersi rifiutato di pagare la tassa mafiosa della “guardiania”.
    12. Francesco Quattrocchi (1984) – Clan di Corso dei Mille (Marchese/Di Filippo) (Cosa Nostra): Proprietario di macellerie ucciso per non aver accettato le imposizioni commerciali dei clan sui canali di fornitura della carne.
    13. Giuseppe Borsellino (1992) – Clan Panepinto / Fragapane (Cosa Nostra agrigentina): Imprenditore del calcestruzzo assassinato insieme al figlio Paolo per aver contrastato il monopolio criminale degli appalti locali.
    14. Paolo Borsellino (1992) – Clan Panepinto / Fragapane (Cosa Nostra agrigentina): Imprenditore (da non confondere con il magistrato), ucciso con il padre Giuseppe per non essersi piegato ai diktat delle cosche della zona.
    15. Salvatore Bennici (1994) – Clan criminali di Licata (vicini a Cosa Nostra agrigentina): Costruttore edile, freddato nei pressi di un suo cantiere per il suo categorico rifiuto di pagare il pizzo.
    16. Salvatore Incardona (1989) – Clan Carbonaro-Dominante (Stidda vittoriese): Grossista ortofrutticolo che si oppose al racket e al monopolio dei trasporti e degli imballaggi nel mercato di Vittoria.
    17. Torquato Ciriaco (2002) – Cosca Iannazzo di Lamezia Terme (‘Ndrangheta): Avvocato e consulente societario, ucciso per aver difeso gli interessi economici legali dei suoi clienti contro le mire d’acquisto di una cosca.
    18. Vincenzo Enea (1982) – Clan di Carini / Pipitone (Cosa Nostra): Costruttore edile che rifiutò di piegarsi alle richieste estorsive e alle infiltrazioni mafiose nei cantieri.
    19. Vincenzo Miceli (1990) – Mandamento mafioso di San Giuseppe Jato (Clan Brusca) (Cosa Nostra): Geometra e piccolo costruttore edile di Monreale, assassinato per non aver accettato le richieste di pizzo.
  3. Vittime innocenti di contesto o collaterali
    Commercianti, esercenti e professionisti che non avevano pendenze di pizzo o denunce attive, ma sono stati uccisi per tragici scambi di persona, vendette trasversali o proiettili vaganti:
    1. Andrea Nollino (2012) – Clan Verde (Camorra): Esercente e gestore di un bar, ucciso per un tragico scambio di persona all’esterno del suo locale.
    2. Annamaria Esposito (1982) – Clan della Nuova Camorra Organizzata (NCO): Commerciante napoletana, vittima innocente rimasta coinvolta in dinamiche di sangue ambientali del territorio.
    3. Antonio D’Agostino (1994) – Clan Moccia (Camorra): Commerciante fioraio, ucciso in contesti legati alla cieca violenza della criminalità campana sul territorio.
    4. Carmelo Siciliano (1967) – Cosca Cordì di Locri (‘Ndrangheta): Commerciante ortofrutticolo, ucciso accidentalmente durante una sparatoria stradale il cui obiettivo era un esponente dei clan rivali.
    5. Cirino Catalano (1991) – Clan Nardo di Lentini (Cosa Nostra siracusana): Commerciante di abbigliamento, assassinato per errore durante una sparatoria mirata a colpire un malavitoso.
    6. Genovese Pagliuca (1995) – Clan dei Casalesi (Fazione Schiavone) (Camorra): Macellaio di Teverola, ucciso per aver difeso una ragazza dalle attenzioni moleste e violente di un boss della camorra.
    7. Gianfranco Trezzi (1988) – Infiltrazioni della criminalità organizzata pugliese/calabrese in Lomellina: Imprenditore lombardo ucciso nell’ambito di violente dinamiche espansive e regolamenti di conti dei clan al Nord.
    8. Giovanni Cingolani (1991) – Clan della Sacra Corona Unita leccese: Editore ucciso per errore da un proiettile vagante in un ristorante; l’intimidazione era diretta al proprietario del locale.
    9. Lazaros “Rino” Busas (1991) – Clan della Società Foggiana (Fazione Mansueto/Trisciuoglio): Commerciante di origine greca, ucciso per le logiche di terrore e imposizione commerciale della mafia foggiana.
    10. Nicola Soverino (1991) – Cosca Labate (‘Ndrangheta): Medico, assassinato a Reggio Calabria solo perché si trovava in auto con l’ingegnere Demetrio Quattrone, reale obiettivo dei killer.
    11. Nunzio Sansone (1985) – Clan di Villabate (Cosa Nostra): Piccolo imprenditore nel settore logistico a Palermo, ucciso per le aspre logiche di controllo territoriale dei clan palermitani.
    12. Pasquale Pagano (1992) – Clan dei Casalesi (Camorra): Esercente e gestore di un bar, ucciso per un drammatico scambio di persona ad opera dei camorristi mentre viaggiava in auto.
    13. Pietro Busetta (1984) – Clan dei Corleonesi (Totò Riina) (Cosa Nostra): Onesto artigiano e commerciante, ucciso in una spietata vendetta trasversale solo perché cognato del collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta.
    14. Pietro Sanfilippo (1989) – Fazione Stidda gelese: Commerciante e rivenditore di calzature, freddato davanti alla propria attività per dinamiche di terrore dei clan sul territorio.
    15. Pietro Sanua (1995) – Infiltrazioni della ‘Ndrangheta calabrese (Clan Barbaro/Papalia) nei mercati del Nord: Commerciante ambulante ucciso a Corsico nell’ambito del controllo dei mercati rionali.
    16. Pompeo Panaro (1982) – Cosca Serpa di Paola (‘Ndrangheta): Operatore commerciale e uomo politico calabrese ucciso dai clan, la cui storia è stata a lungo oscurata prima del riconoscimento ufficiale.
    17. Roberto Parisi (1985) – Clan di Altofonte / Mandamento di San Lorenzo (Cosa Nostra): Imprenditore e dirigente d’azienda ucciso in un agguato legato al controllo mafioso degli appalti di illuminazione pubblica palermitana.
    18. Rodolfo Pacilio (2006) – Clan Puca / Verde di Sant’Antimo (Camorra): Imprenditore campano ucciso in contesti legati alle ingerenze e al controllo economico dei clan sulle attività locali.
    19. Rosario Ministeri (1996) – Fazione Stidda / Clan Emmanuello (Cosa Nostra): Esercente e barista a Gela, assassinato per errore per un tragico scambio di persona all’interno di un salone da barba durante una faida.
    20. Salvatore Zangara (1983) – Clan di Cinisi (Famiglia Badalamenti) (Cosa Nostra): Titolare di un laboratorio di analisi, ucciso per errore in un agguato il cui reale obiettivo era un capomafia locale (membro dei clan rivali).
    21. Silvana Foglietta (1991) – Clan della Sacra Corona Unita brindisina (Fazione legata a Cosimo Persano): Madre di famiglia e commerciante, rimasta vittima di lupara bianca durante la sanguinosa faida tra i clan del Brindisino alla fine degli anni ’80.
    22. Vincenzo Costa (1991) – Cosca Strangio-Nirta / Pelle-Vottari (‘Ndrangheta): Commerciante ambulante, vittima innocente caduta nella Locride durante la sanguinosa Faida di San Luca.
    23. Vincenzo Enea (1982) – Clan Pipitone di Carini (Cosa Nostra): Costruttore edile che rifiutò di piegarsi alle richieste estorsive e alle infiltrazioni mafiose nei cantieri.
    24. Vincenzo Grasso (1989) – Cosca Cataldo di Locri (‘Ndrangheta): Imprenditore commerciale che rifiutò il pizzo e collaborò con le forze dell’ordine denunciando le minacce.
    25. Vincenzo Miceli (1990) – Mandamento mafioso di San Giuseppe Jato (Clan Brusca) (Cosa Nostra): Geometra e piccolo costruttore edile di Monreale, assassinato per non aver accettato le richieste di pizzo.
    26. Vincenzo Spinelli (1982) – Clan di Resuttana / Madonia (Cosa Nostra): Imprenditore tessile che subì una rapina estorsiva, riconobbe i responsabili e li denunciò facendoli arrestare.

.

.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è su-la-testa-logo.jpg

333 59 34 371
info@su-la-testa.it
Iscriviti: www.su-la-testa.it/iscriviti/
Sostienici: www.su-la-testa.it/sostienici/
Via Adige 22, Cusano Milanino (MI)
Per iscriverti o donare usa il nostro IBAN: IT19Q0845332930000000258994
5×1000 : C.F. 97940950153

Lascia un commento

Scopri di più da Su la Testa

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere